«Vi dispiace dirmi, per favore» chiese Alice, con un fare timido, «perché state colorando di rosso quelle rose?»

Cinque e Sette non dissero una parola, ma guardarono Due. Due cominciò a voce bassa: «Be’, il fatto è che, vede, signorina, qui avrebbe dovuto esserci un rosaio ad alberello di rose rosse, e noi, per sbaglio, ne abbiamo messo uno a rose bianche: e se la Regina lo viene a sapere, ci farà tagliare la testa a tutti quanti, capisce. Perciò vede, signorina, ci stiamo dando da fare prima che arrivi lei, per -». In quel momento, Cinque, che aveva continuato a tener d’occhio il fondo del giardino, gridò: «La Regina! La Regina!» e i tre

giardinieri immediatamente si buttarono a terra piatti con la faccia in giù. Ci fu un gran rumore di passi, e Alice si voltò ansiosa di vedere la Regina.

La statistica ci dice in generale che il concetto di normalità corrisponde a ciò che è più probabile, la matematica suggerisce che sono normali le condotte più ripetute, mentre quelle che si verificano appena sono patologiche o anormali. Secondo questi criteri possiamo pensare alla “normalità” come qualcosa che caratterizza la maggior parte dei soggetti presi in considerazione.

Ma ognuno di noi ha modi di agire, di pensare, di “funzionare”. Per ciascuna di queste caratteristiche ci saranno quelli che definiranno la media ossia la normalità, e altri che andranno a finire nei casi limite. Allora è inutile inseguire il mito della normalità quando non c’è nessuno che risulta essere nella media per le troppe variabili che occorrerebbe considerare. 

Come genitori spesso diciamo di volere il meglio per i figli e che abbiano una vita normale. Che immagine abbiamo di questa vita normale? è quella che ha il giardino con tutte le rose rosse? La scuola, la laurea, poi un lavoro, poi il matrimonio, i figli…

E se per normalità intendiamo “essere in pace con se stessi”, nonostante tanti colori e spine di rose, allora come si fa ad essere in pace con se stessi quando tutto intorno non funziona? 

Come facciamo a insegnarlo ai figli quando dentro sentono il caos, si sentono come carte che corrono di qua e di là e nella loro mente una regina pronta a tagliare loro la testa? 

Come ci muoviamo dentro al giardino dei nostri figli? 

  • I nostri movimenti come genitori potrebbero essere dettati da criteri rigidi e soluzioni immediate (come la regina in cerca di qualcuno a cui tagliare la testa), i figli allora tentano di non deluderci dipingendo di rosso le rose che hanno piantato (“ci stiamo dando da fare prima che arrivi lei, per…”)
  • Oppure siamo quelli che ad ogni situazione “fuori dalla normalità “ costruiscono sempre un processo per riflettere, capire, sentirsi nel giusto, col rischio di non arrivare a nessuna sentenza ma sfiancare i figli con un fiume di parole e spiegazioni perché non tolleriamo che la loro risposta continui a essere “non lo so perché…non so cosa fare…” o perché in fondo non riusciamo a portare avanti in modo concreto la decisione presa.
  • Oppure ci muoviamo in un giardino con rose di diverso colore e riusciamo ad accettarne le sfumature sostenendo e incoraggiando mentre lo attraversiamo e lo osserviamo? 

Forse quello che possiamo fare è ricordare a noi stessi (e di conseguenza a loro) di non perdere mai il profumo delle rose, l’energia dalla quale inizia ogni passo. Allenarsi a fare una passeggiata nel proprio giardino interno non con l’intenzione di punire o controllare quante spine o quanti colori hanno le rose…ma respirarne solo il profumo. Non c’è processo, nè aspettativa, solo il sentire. 

Insegniamo ai nostri figli che la vita è qualcosa che va principalmente vissuta, non concettualizzata…altrimenti rischiamo di guardarla sempre come qualcosa da correggere. I nostri figli sono un “universo tascabile”, non possiamo pensare di capirli sempre, di scegliere per loro il colore delle rose, ma possiamo imparare ad accettare e amare incondizionatamente il profumo che lasciano nell’aria, perché loro in futuro possano sempre tornare a cercare se stessi, il profumo delle loro rose quando si sentono confusi, fuori dalla normalità. 

“Tutti noi siamo un esperimento e non sappiamo nemmeno cosa l’esperimento stia esaminando. Nessuno è perfetto ma tutti noi deludiamo le aspettative in modo davvero meraviglioso. “ – Richard Powers 

INTENZIONI: accetto che le rose siano bianche

  • noto quante volte tento di correggere le mie imperfezioni di “genitore” nascondendole con giustificazioni, razionalizzazioni, evitamenti. 
  • Osservo mio figlio pensando all’energia e al profumo che la sua vita porta nel mio mondo, specie quella parte che scombina le carte e alla quale mi verrebbe da tagliarle la testa
  • Provo a notare quali sono le “rose bianche” nel giardino interno di mio figlio per le quali lui è intollerante e taglierebbe la testa (avere dei limiti, la mancanza di controllo, la frustrazione, la paura, la capacità di perdere al gioco, essere troppo esposto, non essere troppo esposto)

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Questo percorso di lettura del MeP rivolto ai genitori è curato da Stefania Comerci, Socio Fondatore del MeP di Milano.