Alice non si era fatta alcun male, e in un attimo fu in piedi; guardò in alto, ma sopra era tutto buio; davanti aveva un altro lungo cunicolo, in fondo al quale era ancora visibile il Coniglio Bianco che correva. Non c’era un momento da perdere; Alice partí come il vento, e fece appena in tempo a sentirgli dire, mentre svoltava un angolo: “Oh, orecchi miei, baffi miei, com’è tardi!”

Sbrigati, non ho tempo!

Spesso siamo affaticati, a volte prostrati dal tempo, a volte angosciati dalla sua mancanza. E questo affanno può arrivare a toccare tutto ciò che facciamo, tutte le persone con cui parliamo, compresi i nostri figli. A volte sappiamo già cosa l’altro ci vuole dire e facciamo fatica ad ascoltarlo, abbiamo la sensazione di perdere tempo, perchè sappiamo già dove vuole arrivare “ti sto ascoltando anche se mi vedi fare altro”…”dimmi pure, intanto camminiamo…intanto cucino…intanto…”

Ma davvero il tempo guadagnato è orientato al benessere?

Forse è un altro l’orologio che possiamo mettere al polso, oppure aggiungerlo a quello che già abbiamo, un orologio che abbia il potere di misurare il tempo della gioia e del dolore. Ogni secondo guadagnato su quest’ultimo è quello che dura di più, perchè è il tempo della vita, il tempo che non dirige i nostri passi, ma cammina con noi e portarlo al polso, osservarlo, è un atto di coraggio. Siamo stati creati nel tempo per viaggiare insieme alla vita, non per rincorrerla.

Un giorno una mamma interrompe il gioco che stava facendo col piccolo di 3 anni e dice “aspetta un attimo, devo fare una cosa al cellulare e arrivo”; dopo qualche minuto il bambino inizia a richiamarla “mamma vieni, gioca con me!”, ma non riceve che un “aspetta, arrivo tra un minuto”. Dopo un pò il bambino si alza per andare dalla madre e tirandola dalla maglietta le dice “mamma, vieni…ti stai perdendo tutto!”

Jon Kabat- Zinn, ideatore del Programma MBSR – Mindfulness Based Stress Reduction, insegna che i nostri figli hanno bisogno di tempo solo per vivere e l’unico momento che abbiamo per essere vivi è “adesso”. Se non lo facciamo, perdiamo tutto, tutto ciò che quel momento di vita insieme a loro può offrirci.
Ciò che noi facciamo con i figli loro lo fanno con se stessi.

 

INTENZIONE: Provo a usare l’orologio della vita con mio figlio

  • Programmo un momento della giornata (almeno 20 minuti) da passare con mio figlio senza dispositivi che catturino la mia attenzione (cellulare, tablet, orologio).
  • Programmo un momento della giornata (durata minima 6 secondi) in cui provo a stabilire un contatto visivo con mio figlio (es. la mattina quando lo saluto, a tavola, la sera prima di andare a dormire…) semplicemente chiedendogli di poterlo guardare negli occhi in silenzio.
  • Programmo un momento o una serata con mio figlio in cui sedermi accanto a lui e regalargli la mia presenza, anche silenziosa.

 

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Questo percorso di lettura del MeP rivolto ai genitori è curato da Stefania Comerci, Socio Fondatore del MeP di Milano.