Intorno alla stanza c’erano tante porte, ma tutte chiuse a chiave; 

e dopo aver percorso prima un lato e poi l’altro, provando ciascuna porta, Alice venne mogia mogia in mezzo al vestibolo, chiedendosi come fare per uscirne. 

Quand’ecco che si imbatté in un tavolinetto a tre gambe, tutto di vetro massiccio: sopra non c’era altro che una minuscola chiave d’oro, e Alice pensò subito che potesse appartenere a una delle porte del vestibolo; ma, ahimè!, o le serrature erano troppo grandi, o la chiave troppo piccina, sta di fatto che non ne aprì nessuna. Però al secondo tentativo Alice trovò una tenda bassa che prima non aveva notato e, dietro, una porticina non più alta di una quarantina di centimetri; provò la chiavetta d’oro in quella serratura, e con sua grande gioia vide che funzionava!

Il bambino ha un forte desiderio di sapere come funzionano le cose, cosa c’è dietro ad ogni porta, a ogni singola spiegazione degli eventi e si impegna a trovare una strada che gli permetta di scoprirlo. Nella sua vita tutto si trasforma in un “perchè?”, quella domanda che consente di aprire lo sguardo sull’universo della conoscenza.

Se accanto al “perchè” riesce ad aggiungere il “che cosa?” e il “come?”, la sua curiosità si arricchisce ulteriormente, realizza che dietro all’esperienza, a volte faticosa, dietro una più semplice ma a volte fredda informazione, può nascondersi l’emozione, il calore di un apprendimento. 

La curiosità è sollecitudine che porta energia, che attiva la mente e accresce la creatività, che spinge a fare un altro tentativo e un altro ancora e in questo processo impara a osservare e poi entrare con rispetto e gentilezza in una di quelle porte. E allora ecco incarnarsi il significato più profondo della parola curiosità: il prendersi cura.

Dura per tutta la vita? Purtroppo no, occorre alimentarla. Durante la crescita incontriamo altre modalità di apprendimento che possono prendere spazio e abbandonando l’esperienza, ci affidiamo alle cose che stanno così   “perchè sono fatte così” o “perchè sappiamo che sono così”.

Forse questo aiuta noi genitori e ci dà sollievo rispetto alla fatica di aumentare lo spazio e il tempo di esplorazione, ma a lungo andare vediamo aumentare la tendenza a fare supposizioni a partire da ciò che ai nostri occhi appare. 

E’ un peccato, perchè quando siamo curiosi siamo più sensibili alle cose che incontriamo nel momento presente e più disponibili a coglierne le sfumature e abbiamo una possibilità in più per muoverci con i figli con più creatività invece che con il pilota automatico. Se la curiosità prendesse il posto della frustrazione la disciplina potrebbe essere più efficace.  

INTENZIONE: Provo a usare il “cosa” e il “come” 

Penso a mio/a figlio/a focalizzandomi sulla domanda “cosa voglio offrirgli di me in questo momento?” E “come posso farlo al meglio?” 

Es.

  • Gentilezza
  • Affetto
  • Uno sguardo o atteggiamento più curioso
  • Il mio silenzio
  • Comunicargli che oggi l’ho pensato

 

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Il percorso del MeP rivolto ai genitori è svolto da Stefania Comerci, Socio Fondatore del MeP di Milano.  
Il prossimo incontro sarà sabato 26 marzo 2022 dalle 9:30 alle 10:30 in presenza (con green pass)
Info & Iscrizioni: whatsapp 02.36631826 o email: info@centromep.it