Psicoterapia

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

La psicoterapia cognitivo comportamentale è un percorso di trattamento dei disturbi psicologici che mira ad alleviare la sofferenza emotiva attraverso la modifica di schemi mentali e comportamenti controproducenti.
La terapia cognitivo comportamentale prevede incontri con frequenza settimanale per una durata che può variare da alcuni mesi e che si può estendere fino a diversi  anni in casi di disagio più complessi.

La psicoterapia cognitivo comportamentale si pone diversi obiettivi generali, che coinvolgono aspetti e livelli diversi dell’individuo.

A livello dei sintomi, di solito il motivo per cui la persona richiede l’inizio di un percorso, la psicoterapia cognitivo comportamentale si rivolge verso l’identificazione degli stati emotivi dolorosi. Un passo oltre viene svolto verso la individuazione di regole personali, modalità di pensiero e di comportamento che generano e soprattutto mantengono la sofferenza emotiva, aiutando il cliente a imparare a individuarli nel momento in cui si attivano e a rivolgere le proprie risorse personali verso modalità alternative più utili. Un terzo livello di cui si occupa la psicoterapia cognitivo comportamentale è la comprensione della sofferenza all’interno della propria storia evolutiva.

Inoltre, durante le sessioni di psicoterapia cognitivo comportamentale, si individuano i momenti in cui nella relazione stessa si stanno attuando le modalità problematiche del cliente e si sperimentano modalità di relazione interpersonale più proficue, costruttive e utili, volte alla consapevolezza e al cambiamento.

Grazie e tramite questi livelli di intervento,  la psicoterapia cognitivo comportamentale guida il cliente verso un cambiamento che permetta di raggiungere obiettivi e traiettorie personali, migliorare la qualità di vita e l’ambito relazionale.

La psicoterapia cognitivo comportamentale si fonda sul presupposto che il cliente sia parte attiva e partecipante al proprio percorso di  psicoterapia. Per questo motivo, spesso vengono proposte esperienze da svolgere a casa tra una seduta e l’altra, con lo scopo di portare il “discorso terapeutico” nella vita quotidiana e di esplorare le modalità oggetto delle sessioni per come si iscrivono e si esprimono nella soggettività e nelle particolarità di vita della singola persona.

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L’Acceptance and Commitment Therapy

La Acceptance and Commitment Therapy (“ACT” si pronuncia come singola parola, non come lettere separate) è una forma di psicoterapia cognitivo comportamentale, con solide basi scientifiche (Hayes, 2004). Secondo la visione di Steven Hayes, la Acceptance and Commitment Therapy fa parte di un movimento più ampio, basato e costruito su precedenti terapie comportamentali e cognitivo-comportamentali, la cosiddetta “terza ondata”. Tuttavia, alcuni concetti presenti nella struttura della Acceptance and Commitment Therapy sono caratterizzati da istanze peculiari che costituiscono una nuova fase evolutiva della psicoterapia cognitivo comportamentale, sia da un punto di visto teorico sia applicativo. Le terapie cosiddette di “terza ondata” sono caratterizzate da strategie di cambiamento su basi contestuali ed esperienziali e da una forte sensibilità al contesto dei fenomeni psicologici e non alla loro forma o al loro contenuto.

La Acceptance and Commitment Therapy è basata sulla Relational Frame Theory (RFT) che a sua volta fonda le proprie radici nel contrattualismo funzionale: un programma di ricerca di base sulle modalità di funzionamento della mente umana (Hayes, Barnes-Holmes, e Roche, 2001). Questa ricerca suggerisce che molti degli strumenti che le persone utilizzano per risolvere i problemi, conducono in una trappola che crea sofferenza.

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I concetti chiave della Acceptance and Commitment Therapy possono essere così riassunti:

– La sofferenza psicologica è “normale” e adattiva, è importante e accompagna ogni persona.

– Non è possibile sbarazzarsi volontariamente della propria sofferenza psicologica, anche se si possono prendere provvedimenti per evitare d’incrementarla artificialmente.

– Dolore e sofferenza sono due cose differenti.

– Si può vivere un’esistenza dettata dai propri “valori”, traiettorie e qualità della vita personali, iniziando da ora, rimanendo in contatto e impegnandosi nel momento presente; per farlo si dovrà imparare come uscire dalla propria mente ed “entrare nella propria vita”.

I metodi di cui si avvale forniscono nuove modalità diverse per affrontare il disagio psicologico.

La Acceptance and Commitment Therapy si basa su due punti fondamentali:

– Consapevolezza e Contatto con l’esperienza momento per momento (Mindfulness): è un modo di osservare la propria esperienza che, per secoli, è stato praticato in oriente attraverso varie forme di meditazione. Recenti ricerche nella psicologia occidentale, hanno provato che praticare la mindfulness (pratica di consapevolezza) può portare a benefici psicologici importanti (Hayes, Follette, & Linehan, 2004). Attraverso tali esercizi esperienziali si impara a guardare al proprio dolore, piuttosto che vedere il mondo attraverso di esso; si può comprendere che ci sono molte altre cose da fare nel momento presente, oltre a cercare di regolare i propri contenuti psicologici. La modalità principale con cui si cerca di promuovere tale atteggiamento è il contatto con la propria esperienza momento per momento. Quest’ultimo aspetto si fonda sull’ipotesi, verificabile da tutti noi ogni giorno, che, di norma, tentando di sbarazzarsi del proprio dolore si arriva solamente ad amplificarlo, intrappolandosi ancora di più in esso e trasformando l’esperienza in qualcosa di traumatico. La Acceptance and Commitment Therapy opera una chiara distinzione tra dolore e sofferenza. Per la natura del linguaggio umano, quando ci si trova di fronte ad un problema, la tendenza generale è di capire come attaccarlo.

Capire come liberarci dagli eventi indesiderati (come predatori, freddo, inondazioni) è sempre stato un fattore essenziale per la sopravvivenza della razza umana; tuttavia il tentativo di usare questa stessa organizzazione mentale dinanzi alle proprie esperienze interne non funziona. Quando ci si imbatte in un evento interno doloroso infatti, si tende a fare ciò che si fa solitamente: organizzarlo e risolverlo per sbarazzarsene. In realtà, però, le esperienze interne non sono uguali agli eventi esterni e i metodi per cercare di eliminarle non funzionano. Deve essere chiaro che l’accettazione, come viene intesa in questo contesto, non è un atteggiamento nichilistico auto-distruttivo; né un tollerare il proprio dolore, o il sopportarlo, ma è un vitale e consapevole contatto con la propria esperienza.

– Impegno e vita basata su ciò che per noi è importante, “di valore”: quando si è coinvolti nella lotta contro i problemi psicologici spesso si mette la vita in attesa, credendo che il proprio dolore debba diminuire, prima di iniziare nuovamente a vivere. La Acceptance and Commitment Therapy invita a uscire dalla propria mente ed entrare nella propria vita intraprendendo azioni impegnate in direzione di quelli che sono i propri valori.

Secondo la Acceptance and Commitment Therapy ciò che promuove il cambiamento e il benessere psicologico sono abilità di “contatto consapevole con il momento presente” (acceptance) e impegno (commitment). Tali atteggiamenti, se mantenuti e sperimentati nel tempo, portano alla flessibilità psicologica e a un maggior benessere emotivo.