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	<title>admin, Autore presso Centro MeP</title>
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	<title>admin, Autore presso Centro MeP</title>
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		<title>Rubrica per Genitori 12 – Abbiamo bisogno dei nostri figli per continuare a sognare</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 16:22:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ma sua sorella rimase ferma a sedere proprio dove Alice l’aveva lasciata, con la testa appoggiata sulla mano, a guadare il sole al tramonto e a pensare alla piccola Alice e a tutte le su meravigliose Avventure, finché anche lei non si mise a sognare in un certo modo, e questo fu il sogno. Dapprima &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Ma sua sorella rimase ferma a sedere proprio dove Alice l’aveva lasciata, con la testa appoggiata sulla mano, a guadare il sole al tramonto e a pensare alla piccola Alice e a tutte le su meravigliose Avventure, finché anche lei non si mise a sognare in un certo modo, e questo fu il sogno. Dapprima sognò la piccola Alice in persona. La riebbe lì ad abbracciarle le ginocchia con le manine, gli occhi lucenti e pieni di desiderio fissi nei suoi. Udì ancora l’esatta intonazione della sua voce e rivide quel suo strano vezzo di buttare indietro il capo per respingere i capelli capricciosi che le scendevano sempre sugli occhi. E mentre ascoltava, o le pareva di ascoltare, tutto il luogo intorno a lei divenne vivo delle strane creature del sogno della sua sorellina…Così se ne restò lì, a occhi chiusi , quasi credendosi nel Paese delle Meraviglie, pur sapendo che le sarebbe bastato riaprirli è tutto sarebbe ridiventato la prosaica realtà.</em></p>



<p><em>…Infine, si immaginò come la sua stessa sorellina sarebbe diventata anche lei una donna adulta, nei tempi a venire; e come durante gli anni più maturi avrebbe sbarbato il cuore semplice e affettuoso della sua infanzia…</em></p>
</blockquote>



<p>Abbiamo una grande occasione di fronte ai nostri figli: godere e inebriarci della loro energia. Parlo dell’energia che vivono nella loro fase di vita, in modo istantaneo e che noi adulti possiamo solo ripescare attraverso la&nbsp;memoria della nostra infanzia o adolescenza.</p>



<p>Viviamo in modo automatico e disilluso una realtà “adulta” portandoci dietro lo zaino pieno di esperienze, cadute, strumenti, strategie per far fronte alla parte dura di questa realtà, per non farci “fregare” troppo.&nbsp;E a seconda della fase che viviamo, testiamo&nbsp;<strong>la fatica nel fermarci e attingere alla fonte dei nostri sogni.</strong></p>



<p>I nostri figli, invece, sono lì a vivere in modo istantaneo attingendo ai sogni come fonte primaria; sono lì a testare&nbsp;<strong>la fatica a capire un mondo adulto che offre loro un’altra fonte da cui imparare: la realtà, a volte meno potente e attraente</strong>. Loro non sono lì per rifiutare il nostro dono o per infrangerne le regole…non ancora, non del tutto. Chiedono solo di poterle scoprire e non subirle. E nello zainetto hanno bisogno di due elementi importanti:&nbsp;<strong>sentirsi al sicuro e avere la fiducia dell’adulto.</strong></p>



<p>Successivamente, saranno i primi a “rimpicciolirsi” appena faranno esperienza nel sollevare pesi enormi, si arrabbieranno con noi oppure torneranno a chiederci quella piccola e comoda sedia sulla quale si sono sempre seduti per mangiare un boccone a tavola.</p>



<p>I nostri figli hanno bisogno di continuare a vedere nel mondo la magia (loro hanno questa attitudine più allenata della nostra), avere il desiderio e lo spazio per chiederci di poter salire su uno dei treni che passa in stazione e che li ha incuriositi. A volte la nostra paura che possano illudersi e soffrire tende a frenarli o inconsapevolmente indirizzarli su un treno di aspettative che può portarli:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>a scendere alla prima difficoltà</li>



<li>a sforzarsi di rimanere su per non leggere nei nostri occhi la delusione, (quella che non li fa sentire al sicuro).</li>



<li>a scendere e non andare più in cerca di altri treni ma decidere di non timbrare più il biglietto e disfare le valigie per “stare al sicuro”</li>
</ul>



<p>A volte, non viaggiano perché non c’è magia, solo fatica di continuare a non deluderci…e sono già stanchi.</p>



<p>Noi genitori a volte siamo delle persone “ingombranti”, ci piace offrire ai figli ciò che non abbiamo potuto esplorare o ciò che abbiamo esplorato e imparato…siamo lì a offrirlo a loro con tutte le buone intenzioni ed entusiasmo, ma a volte la loro percezione è di una “presenza scenica ingombrante davanti alla quale possono usare la dipendenza, l’indifferenza o la lotta”. Non è colpa loro, non è colpa nostra, non è intenzionale, ma noi abbiamo in più la responsabilità e la capacità di capire il loro modo di percepire le cose; se ne siamo consapevoli possiamo fare tanto, ad esempio…un passo indietro sulla scena.</p>



<p>Sappiamo ascoltare i nostri figli a questo modo? Rimanere in contatto con la&nbsp;loro percezione delle cose e capire se viaggia fluida con le nostre intenzioni amorevoli nei loro confronti?</p>



<p>INTENZIONE:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Addormentarsi come la sorella di Alice e sognare l’intero racconto dei nostri figli immergendoci nel loro modo di vedere le cose.</li>



<li>Risvegliarci più consapevoli e fiduciosi sul loro futuro:diventeranno uomini e donne forti con il cuore puro dell’infanzia, illumineranno le vite delle altre persone con le loro storie che a noi adulti sembrano oggi così strampalate.</li>



<li>Invitare noi stessi e i nostri figli a trovare magia nel mondo. Come? Seguiamo il suggerimento del cappellaio matto: «Il segreto, cara Alice, è circondarsi di persone che ti facciano sorridere il cuore. È allora, solo allora, che troverai il Paese delle Meraviglie».</li>
</ul>



<p>FINE DELLA RUBRICA</p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-introduzione/"><strong>LEGGI L’INTRODUZIONE ALLA RUBRICA “UN PASSO PER VOLTA” QUI</strong></a></p>



<p><strong><a href="/rubrica-per-genitori-1-in-viaggio/">LEGGI IL PRIMO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-2-come-un-bambino-curioso/"><strong>LEGGI IL SECONDO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI </strong></a></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-3-sulla-giostra-del-tempo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEGGI IL TERZO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI </strong></a></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-4-prendere-le-misure/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEGGI IL QUARTO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</strong></a></p>



<p><strong><a href="http://rubrica-per-genitori-5-chi-sei-tu">L</a><a href="/rubrica-per-genitori-5-chi-sei-tu">EGGI IL QUINTO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<p><strong><a href="/rubrica-per-genitori-6-da-dove-vieni-e-dove-vai/">LEGGI IL SESTO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-7-le-parole-come-finestre/"><strong>LEGGI IL SETTIMO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</strong></a></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-8-le-lacrime-che-chiariscono-la-vista/"><strong>LEGGI L’OTTAVO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</strong></a></p>



<p><strong><a href="/rubrica-per-genitori-9-su-che-cosa-essere-di-manica-larga/">LEGGI IL NONO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<p><strong><a href="/rubrica-per-genitori-10-la-normalita-e-dentro-il-profumo-delle-rose/">LEGGI IL DECIMO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-11-non-ci-posso-far-nientesto-crescendo/"><strong>LEGGI L’UNDICESIMO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</strong></a></p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Questo percorso di lettura del MeP rivolto ai&nbsp;genitori&nbsp;è stato curato da Stefania Comerci, Socio Fondatore del MeP di Milano. &nbsp;</strong></h5>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica per Genitori 11 – non ci posso far niente…sto crescendo</title>
		<link>https://www.centromep.it/rubrica-per-genitori-11-non-ci-posso-far-nientesto-crescendo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 16:16:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>…In quel preciso momento Alice provò una sensazione molto curiosa, che la lasciò assai perplessa finché non si fu resa conto di cos’era: stava crescendo di nuovo, e sulle prime pensò di alzarsi e di uscire dall’aula; ma ripensandoci decise di restare dov’era finché ci fosse stato posto. “Non potresti spingere un po’ meno?” disse &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>…In quel preciso momento Alice provò una sensazione molto curiosa, che la lasciò assai perplessa finché non si fu resa conto di cos’era: stava crescendo di nuovo, e sulle prime pensò di alzarsi e di uscire dall’aula; ma ripensandoci decise di restare dov’era finché ci fosse stato posto.</p>



<p>“Non potresti spingere un po’ meno?” disse il Ghiro, che le stava accanto.</p>



<p>“Quasi non respiro”.</p>



<p>“Non ci posso far niente” disse Alice con molta dolcezza. “Sto crescendo”.</p>



<p>“Non hai il diritto di crescere proprio qui” disse il Ghiro.</p>



<p>“Non dire sciocchezze” disse Alice con più audacia; “anche tu cresci, no?</p>



<p>“ Si, ma io cresco a una velocità ragionevole” disse il Ghiro, “non in questo modo ridicolo”. E si alzò imbronciato per passare all’altra estremità dell’aula.</p>
</blockquote>



<p>A modo loro…i nostri figli crescono a modo loro. Crescono e a un certo punto sentono di essere stretti nella nostra casa, tra i limiti costruiti intorno a loro, gli stessi limiti che prima li facevano sentire al sicuro. A volte si accorgono loro stessi di questo, altre volte no. A volte siamo noi ad accorgerci della loro crescita, altre volte no; le cose potrebbero apparirci addirittura spaventose, loro si muoveranno nel mondo incontrando situazioni anche pericolose sulle quali noi avremo un minore o nessun controllo. È l’inevitabile sfida di essere genitori. Ma se rimaniamo vigili e coltiviamo la consapevolezza delle nostre paure magari non rischiamo di essere intrappolati o avere lo sguardo annebbiato sulla visione di ciò che sta accadendo: Stanno crescendo e non possono farlo in modo gentile e pacato.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Non puoi spingere un po’ meno? (urlare, parlarmi in modo aggressivo, dirmi di farmi gli affari miei, fare i capricci).</p>
</blockquote>



<p>Insieme all’autenticità che li aiuta ad ascoltare il loro mondo interno, offriamo loro il contenimento, per iniziare ad ascoltare la voce degli altri e adattarsi all’ambiente circostante. È lì iniziano a sentirsi stretti, perché le regole, che a volte è necessario che siano inamovibili, forniscono loro l’occasione di sperimentare i propri limiti, di allenare l’auto disciplina e la consapevolezza di sé. Quale movimento può nascere dall’esperienza del “sentirsi stretti”? Potranno decidere di resistere, come Alice, finché non ci sia più spazio a sufficienza creando comunque un attrito nella convivenza con noi. Oppure decidere di andar via, chiudere la porta o la comunicazione, allontanarsi per cercare confini più grandi o diversi da quelli che noi abbiamo messo loro a disposizione. E noi cosa proviamo in quel momento? fastidio, rabbia, paura o dispiacere in entrambi i movimenti? Ci capita di pensare “hai il diritto di crescere qui ma in modo ragionevole…”, rischiando di farlo arrivare insieme alle parole “come faccio io o come penso sia meglio io”.&nbsp; A volte nel chiederci spazio in realtà ci stanno chiedendo una sensibilità diversa, perché il modo intuitivo, semplice e fisico di essere genitori che abbiamo usato fino adesso non basta più oppure perché è faticoso darsi la possibilità di sentire le paure e l’incertezza, allora continuiamo a ripararci dietro la routine quotidiana che dona sicurezza a noi genitori. A volte i momenti difficili invece possono propiziare soluzioni veramente creative, che ci costringono a uscire dal quotidiano e aiutarci a rinnovare il legame. Quanto coraggio abbiamo nel farlo in questo momento? La qualità del legame con i figli sarà proporzionale a quanto continuiamo a lavorare interiormente su noi stessi e a mantenere il senso di confini adeguati, alla nostra disponibilità a permettere che i nostri figli crescendo trovino la loro strada e il loro modo di vedere il mondo.&nbsp; Non è detto che siamo sempre in grado di aiutarli quando saranno in difficoltà. Ma riconoscere solo il momento difficile può fare già la differenza tra sentirsi isolati e sentirsi uniti, tra sentirsi giudicati e sentirsi accuditi. È un passo.</p>



<p>Quando i figli perdono il loro equilibrio hanno bisogno che stiamo con loro senza perdere il nostro, finché non passa la tempesta. Non ci sono formule sul come farlo. E’ un processo di creatività, continuiamo a coltivare un atteggiamento di curiosità e di apertura.</p>



<p>INTENZIONE:</p>



<p>– Mi fermo a notare e stare in ascolto su alcune domande:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Mio figlio in questo momento mi chiede più tempo e spazio da passare con lui oppure più tempo e spazio per lui?</li>



<li>Quando mio figlio si sente un po’ stretto quale movimento tende a fare?&nbsp; qual’è il mio di movimento quando sento che cerca di prendere spazio anche con modalità che non mi piacciono</li>



<li>Provo a pensare al legame con mio figlio sforzandomi di vedere le cose con una visione più ampia, che possa tenere a mente i suoi bisogni, come quello di fare le cose da solo o quello discontrarsi con limiti a volte inamovibili.</li>
</ul>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-introduzione/"><strong>LEGGI L’INTRODUZIONE ALLA RUBRICA “UN PASSO PER VOLTA” QUI</strong></a></p>



<p><strong><a href="/rubrica-per-genitori-1-in-viaggio/">LEGGI IL PRIMO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-2-come-un-bambino-curioso/"><strong>LEGGI IL SECONDO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI </strong></a></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-3-sulla-giostra-del-tempo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEGGI IL TERZO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI </strong></a></p>



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<p><strong><a href="http://rubrica-per-genitori-5-chi-sei-tu">L</a><a href="/rubrica-per-genitori-5-chi-sei-tu">EGGI IL QUINTO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



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<h5 class="wp-block-heading"><strong>Questo percorso di lettura del MeP rivolto ai&nbsp;genitori&nbsp;è curato da Stefania Comerci, Socio Fondatore del MeP di Milano. &nbsp;</strong></h5>
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		<title>Rubrica per Genitori 10 – La normalità è dentro il profumo delle rose</title>
		<link>https://www.centromep.it/rubrica-per-genitori-10-la-normalita-e-dentro-il-profumo-delle-rose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 16:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Vi dispiace dirmi, per favore» chiese Alice, con un fare timido, «perché state colorando di rosso quelle rose?» Cinque e Sette non dissero una parola, ma guardarono Due. Due cominciò a voce bassa: «Be’, il fatto è che, vede, signorina, qui avrebbe dovuto esserci un rosaio ad alberello di rose rosse, e noi, per sbaglio, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>«Vi dispiace dirmi, per favore» chiese Alice, con un fare timido, «perché state colorando di rosso quelle rose?»</em></p>



<p><em>Cinque e Sette non dissero una parola, ma guardarono Due. Due cominciò a voce bassa: «Be’, il fatto è che, vede, signorina, qui avrebbe dovuto esserci un rosaio ad alberello di rose rosse, e noi, per sbaglio, ne abbiamo messo uno a rose bianche: e se la Regina lo viene a sapere, ci farà tagliare la testa a tutti quanti, capisce. Perciò vede, signorina, ci stiamo dando da fare prima che arrivi lei, per -». In quel momento, Cinque, che aveva continuato a tener d’occhio il fondo del giardino, gridò: «La Regina! La Regina!» e i tre</em></p>



<p><em>giardinieri immediatamente si buttarono a terra piatti con la faccia in giù. Ci fu un gran rumore di passi, e Alice si voltò ansiosa di vedere la Regina.</em></p>
</blockquote>



<p>La statistica ci dice in generale che il concetto di normalità corrisponde a ciò che è più probabile, la matematica suggerisce che sono normali le condotte più ripetute, mentre quelle che si verificano appena sono patologiche o anormali. Secondo questi criteri possiamo pensare alla “normalità” come qualcosa che caratterizza la maggior parte dei soggetti presi in considerazione.</p>



<p>Ma ognuno di noi ha modi di agire, di pensare, di “funzionare”. Per ciascuna di queste caratteristiche ci saranno quelli che definiranno la media ossia la normalità, e altri che andranno a finire nei casi limite. Allora è inutile inseguire il mito della normalità quando non c’è nessuno che risulta essere nella media per le troppe variabili che occorrerebbe considerare.&nbsp;</p>



<p>Come genitori spesso diciamo di volere il meglio per i figli e che abbiano una vita normale. Che immagine abbiamo di questa vita normale? è quella che ha il giardino con tutte le rose rosse? La scuola, la laurea, poi un lavoro, poi il matrimonio, i figli…</p>



<p>E se per normalità intendiamo “essere in pace con se stessi”, nonostante tanti colori e spine di rose, allora&nbsp;come si fa ad essere in pace con se stessi quando tutto intorno non funziona?&nbsp;</p>



<p>Come facciamo a insegnarlo ai figli quando dentro sentono il caos, si sentono come carte che corrono di qua e di là e nella loro mente una regina pronta a tagliare loro la testa?&nbsp;</p>



<p><strong>Come ci muoviamo dentro al giardino dei nostri figli?&nbsp;</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>I nostri movimenti come genitori potrebbero essere dettati da criteri rigidi e soluzioni immediate (come la regina in cerca di qualcuno a cui tagliare la testa), i figli allora tentano di non deluderci dipingendo di rosso le rose che hanno piantato (<em>“ci stiamo dando da fare prima che arrivi lei, per…”</em>)</li>



<li>Oppure siamo quelli che ad ogni situazione “fuori dalla normalità “ costruiscono sempre un processo per riflettere, capire, sentirsi nel giusto, col rischio di non arrivare a nessuna sentenza ma sfiancare i figli con un fiume di parole e spiegazioni perché non tolleriamo che la loro risposta continui a essere “<em>non lo so perché…non so cosa fare…</em>” o perché in fondo non riusciamo a portare avanti in modo concreto la decisione presa.</li>



<li>Oppure ci muoviamo in un giardino con rose di diverso colore e riusciamo ad accettarne le sfumature sostenendo e incoraggiando mentre lo attraversiamo e lo osserviamo?&nbsp;</li>
</ul>



<p>Forse quello che possiamo fare è ricordare a noi stessi (e di conseguenza a loro) di non perdere mai il profumo delle rose, l’energia dalla quale inizia ogni passo. Allenarsi a fare una passeggiata nel proprio giardino interno non con l’intenzione di punire o controllare quante spine o quanti colori hanno le rose…ma respirarne solo il profumo. Non c’è processo, nè aspettativa, solo il sentire.&nbsp;</p>



<p>Insegniamo ai nostri figli che la vita è qualcosa che va principalmente vissuta, non concettualizzata…altrimenti rischiamo di guardarla sempre come qualcosa da correggere. I nostri figli sono un “universo tascabile”, non possiamo pensare di capirli sempre, di scegliere per loro il colore delle rose, ma possiamo imparare ad accettare e amare incondizionatamente il profumo che lasciano nell’aria, perché loro in futuro possano sempre tornare a cercare se stessi, il profumo delle loro rose quando si sentono confusi, fuori dalla normalità.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Tutti noi siamo un esperimento e non sappiamo nemmeno cosa l’esperimento stia esaminando. Nessuno è perfetto ma tutti noi deludiamo le aspettative in modo davvero meraviglioso. “ – Richard Powers&nbsp;</p>
</blockquote>



<p><strong>INTENZIONI</strong>: accetto che le rose siano bianche</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>noto quante volte tento di correggere le mie imperfezioni di “genitore” nascondendole con giustificazioni, razionalizzazioni, evitamenti.&nbsp;</li>



<li>Osservo mio figlio pensando all’energia e al profumo che la sua vita porta nel mio mondo, specie quella parte che scombina le carte e alla quale mi verrebbe da tagliarle la testa</li>



<li>Provo a notare quali sono le “rose bianche” nel giardino interno di mio figlio per le quali lui è intollerante e taglierebbe la testa (avere dei limiti, la mancanza di controllo, la frustrazione, la paura, la capacità di perdere al gioco, essere troppo esposto, non essere troppo esposto)</li>
</ul>



<p class="has-text-align-center"><a href="/rubrica-per-genitori-introduzione/"><strong>LEGGI L’INTRODUZIONE ALLA RUBRICA “UN PASSO PER VOLTA” QUI</strong></a></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="/rubrica-per-genitori-1-in-viaggio/">LEGGI IL PRIMO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<p class="has-text-align-center"><a href="/rubrica-per-genitori-2-come-un-bambino-curioso/"><strong>LEGGI IL SECONDO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI&nbsp;</strong></a></p>



<p class="has-text-align-center"><a href="/rubrica-per-genitori-3-sulla-giostra-del-tempo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEGGI IL TERZO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI&nbsp;</strong></a></p>



<p class="has-text-align-center"><a href="/rubrica-per-genitori-4-prendere-le-misure/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEGGI IL QUARTO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</strong></a></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="http://rubrica-per-genitori-5-chi-sei-tu">L</a><a href="/rubrica-per-genitori-5-chi-sei-tu">EGGI IL QUINTO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><a href="/rubrica-per-genitori-6-da-dove-vieni-e-dove-vai/">LEGGI IL SESTO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



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<p class="has-text-align-center"><a href="/rubrica-per-genitori-8-le-lacrime-che-chiariscono-la-vista/"><strong>LEGGI L’OTTAVO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</strong></a></p>



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		<title>Rubrica per Genitori 9 – Su che cosa essere di manica larga?</title>
		<link>https://www.centromep.it/rubrica-per-genitori-9-su-che-cosa-essere-di-manica-larga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 15:40:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non sai quanto sono contenta di rivederti, carina!” disse la Duchessa, prendendo affettuosamente Alice sottobraccio e avviandosi con lei. Alice fu molto contenta di trovarla così di buonumore, e pensò che forse se era stata tanto intrattabile al loro primo incontro, in cucina, la colpa era solo del pepe. “Quando sarò Duchessa” si disse (ma &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Non sai quanto sono contenta di rivederti, carina!” disse la Duchessa, prendendo affettuosamente Alice sottobraccio e avviandosi con lei.</em></p>



<p><em>Alice fu molto contenta di trovarla così di buonumore, e pensò che forse se era stata tanto intrattabile al loro primo incontro, in cucina, la colpa era solo del pepe. “Quando sarò Duchessa” si disse (ma senza troppe speranze), “non permetterò che ci sia neanche un granello di pepe nella mia cucina. La minestra è buonissima anche senza…Forse è sempre il pepe che accalora la gente” proseguì, tutta contenta della nuova legge che aveva scoperto, “e l’aceto la rende acida…e la camomilla amara…e lo zucchero d’orzo e cose del genere danno ai bambini un carattere dolce. Peccato che la gente non se ne renda conto, altrimenti avrebbe la manica larga…”</em></p>
</blockquote>



<p>Noi genitori siamo un po’ dei “cuochi di famiglia”, abbiamo una brigata da gestire e coordinare, verificare che ci siano ingredienti sani nella relazione con i figli per creare un clima caldo e sicuro che dia sfogo alla creatività e permetta di realizzare dei bei piatti di portata, fatti di progetti, viaggi insieme, serena quotidianità, momenti di relax .&nbsp;</p>



<p>Essere dei bravi “cuochi di famiglia” porta con se uno stress a volte elevato soprattutto se abbiamo paura di sbagliare, di vedere il piatto poco riuscito. Siamo capi cuochi, è vero, ma oltre alla responsabilità e alla gestione abbiamo il ruolo di motivare la brigata e nella brigata di famiglia ci siamo anche noi, perciò non dimentichiamo di “incoraggiarci”. Se il piatto non riesce possiamo fermarci e ricordare che è solo un piatto non riuscito, senza farci prendere dall’ansia da prestazione di un Executive Chef. Un piatto insipido o bruciacchiato non manda a monte un ristorante, al massimo otteniamo una brutta recensione dalla quale ripartire cercando di capire quale possa essere il problema:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un menu troppo articolato: in questo momento stiamo chiedendo troppo alla brigata o a noi stessi come cuochi?&nbsp;</li>



<li>Troppo pepe in tutti i piatti “<em>accalora la gente”</em>: un tono carico di irritabilità può rischiare di diventare tossico per l’equilibrio intestinale e, di conseguenza, quello familiare.</li>



<li>“…<em>e l’aceto la rende acida”:&nbsp;</em>&nbsp;critica e giudizio in eccesso abbassa l’autostima e l’ancoraggio su se stessi</li>



<li><em>“…e la camomilla amara”</em>: L’amarezza è una sensazione complessa, include diverse emozioni che vanno dalla rabbia e dal risentimento alla tristezza con un pizzico di delusione e frustrazione. Quando siamo amareggiati scegliamo di vedere il mondo con una lente negativa e pessimista.&nbsp;</li>



<li>I nostri piatti necessitano di più dolcezza o gentilezza: senza voler essere dei perfetti pasticcieri, quelli che hanno bisogno di tanta precisione e metodo, forse potrebbe aver senso tenere sempre a disposizione nella dispensa qualche caramella di&nbsp;<em>zucchero d’orzo.</em></li>
</ul>



<p>Ricordiamociche quando un piatto riesce male possiamo ripartire da una semplice ma nutriente minestra. La sua etimologia (derivazione di&nbsp;<a href="https://it.wiktionary.org/w/index.php?title=minestrare">minestrare</a>, dal&nbsp;<a href="https://it.wiktionary.org/wiki/latino">latino</a>&nbsp;<a href="https://it.wiktionary.org/w/index.php?title=ministrare"><em>ministrare</em></a>&nbsp;= “<a href="https://it.wiktionary.org/wiki/servitore">servitore</a>,&nbsp;<a href="https://it.wiktionary.org/wiki/aiutante">aiutante</a>) ci ricorda che siamo facilitatori, guide.&nbsp;</p>



<p>Allora ripartiamo dalle tecniche di base: il coraggio di “mettere le mani in pasta”, scegliere di servire con la migliore intenzione, assaggiare il piatto in modo consapevole.</p>



<p>Pensare di portare sulla tavola una gustosa minestra può indicare che siamo degli ottimi chef? No, semplicemente siamo noi i genitori, non possiamo staccarci da quel ruolo e facciamo del nostro meglio alimentando la fiducia che abbiamo nell’amore verso i commensali, i nostri figli.</p>



<p>Quando siamo più consapevoli e fiduciosi aumenta la creatività. Quindi la consapevolezza è l’ingrediente per il quale possiamo essere di manica larga con i nostri figli? Beh, il suo eccesso non sembra possa portare nessuna tossicità.&nbsp;</p>



<p><strong>INTENZIONE</strong>:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Noto quale ingrediente uso spesso nella relazione con mio figlio in questo momento</li>



<li>Scelgo un ingrediente che ho usato poco e decido come essere di manica più larga&nbsp;</li>



<li>Porto in tavola qualche caramella d’orzo in più per dare dolcezza alla relazione (una parola gentile, un gesto delicato, un incoraggiamento)</li>
</ul>



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		<title>Rubrica per Genitori 8 – Le lacrime che chiariscono la vista</title>
		<link>https://www.centromep.it/rubrica-per-genitori-8-le-lacrime-che-chiariscono-la-vista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 15:36:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le lacrime che chiariscono la vista …Si trovò immersa fino al collo nell’acqua salata…Però si rese ben presto conto di trovarsi, invece, nel laghetto di lacrime che aveva versato quando era alta più di due metri e mezzo. “Ah, se non avessi pianto tanto!” disse Alice mentre nuotava in cerca di una sponda. “Ed ecco &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le lacrime che chiariscono la vista</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>…Si trovò immersa fino al collo nell’acqua salata…Però si rese ben presto conto di trovarsi, invece, nel laghetto di lacrime che aveva versato quando era alta più di due metri e mezzo. “Ah, se non avessi pianto tanto!” disse Alice mentre nuotava in cerca di una sponda. “Ed ecco ora la punizione: finirò annegata nelle mie stesse lacrime! Sarà proprio una cosa strana. Ma oggi è tutto strano.”</em></p>



<p><em>Proprio allora sentì qualcosa che sguazzava nel laghetto poco lontano da lei, e si avvicinò a nuoto per scoprire di che si trattasse…ben presto vide che era solo un topo, scivolato in acqua come lei…</em></p>



<p><em>[Il topo] disse con voce bassa e tremante: “Andiamo a riva, e poi ti racconterò la mia storia…”</em></p>
</blockquote>



<p>Cosa ci succede quando siamo tristi?</p>



<p>A volte si rischia di dimenticarlo. Passiamo la vita a fuggire la tristezza, a evitare che altri la vedano, rischiando di non ricordare più che aspetto abbia o a cosa possa servire. Non è scontato accorgersi di essere tristi, non sempre concediamo uno spazio di espressione a questa emozione, cos’è che crea resistenza nell’accogliere la tristezza?</p>



<p>La paura della tristezza – C’è un dolore che si manifesta con le lacrime e riempie la stanza dove si trova Alice…quanta paura abbiamo che a volte ci fa dire così è tanto… troppo. Quella paura che a volte ci fa sì annegare ma nelle nostre zuppe verbali, fiumi di parole che spiegano e non ci permettono di sentire che semplicemente…siamo tristi. Quella stessa paura ci rende poco fiduciosi e ci fa credere che anche i figli possano “annegare nelle loro stesse lacrime”. Se coltiviamo la fiducia e l’apertura verso le nostre emozioni spiacevoli possiamo prenderci il rischio di farci travolgere dalla tristezza e capire se tutto sommato si può restare a galla o addirittura si riesce a nuotare, possiamo insegnarlo pian piano ai figli ed essere per loro un’ancora.</p>



<p>Dalla paura alla reazione- Qual’è il movimento di Alice nei confronti di questo dolore? “Se non avessi pianto tanto… ecco ora la punizione: finirò annegata”. Se fossimo stati lì con lei nella stanza allagata, quale sarebbe stata la nostra reazione? Spesso attiviamo la modalità del “fare”: presto, la aiuto a togliere l’acqua, la istruisco su come fare la prossima volta, oppure la giudichiamo non serve piangere, non risolvi piangendo…”. Ma il giudizio può solo abbassare la tolleranza alla sofferenza e rendere le persone più vulnerabili di fronte ad essa.</p>



<p>La tristezza come occasione – la tristezza può creare uno spazio prezioso nel quale chiedere aiuto, essere motivati alla cura di se stessi e impegnarsi a perseguirla. Ma per imparare a nuotare occorre rischiare e mettere i piedi in acqua sentendo che le gambe tremano. Possiamo farci sorprendere dal potere che hanno le lacrime di chiarire la vista su ciò che ci fa bene o male in quel momento, su come mantenere la connessione con noi stessi o con il mondo che abbiamo intorno e accorgerci che lì, poco lontano da noi, ci può essere qualcosa o qualcuno che sguazza nel laghetto e che ci dice “andiamo a riva”, facendoci sentire meno soli. Noi genitori possiamo essere quel qualcuno per i nostri figli, e nella consapevolezza dei loro bisogni, capire se portarli a riva e poi incoraggiarli a riprovare, se offrire un salvagente per restare a galla o semplicemente nuotare accanto a loro ammirandone il coraggio.</p>



<p><strong>INTENZIONE</strong>: vorrei essere àncora per me e per mio figlio</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Provo a pensare un momento di crisi di mio figlio: come le mie azioni possono esprimere il messaggio “sono qui e resto accanto a te tra le lacrime”?</li>



<li>Sguardo sulle resistenze: immagino di nuotare al fianco di mio figlio in silenzio nelle sue ondate emotive, anche quando rifiuta il salvagente o qualsiasi direzione di marcia, c’è qualcosa che sento come resistenza nell’accogliere la tristezza (es. Paura, rabbia, giudizio, voglia di risolvere)?</li>



<li>Una risposta compassionevole su di se di fronte alla tristezza: pensando a un momento di difficoltà emotiva con i figli possiamo rivolgerci qualche parola di conforto o scriverne qualcuna come:</li>
</ul>



<p>– “Non è facile essere un buon genitore”</p>



<p>– “Anche se ho un momento di sofferenza, posso provare a essere gentile con me stesso”</p>



<p>– “Sto facendo del mio meglio, posso continuare a riprovare”</p>



<p class="has-text-align-center"><a href="/rubrica-per-genitori-introduzione/"><strong>LEGGI L’INTRODUZIONE ALLA RUBRICA “UN PASSO PER VOLTA” QUI</strong></a></p>



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		<title>Rubrica per Genitori 7 – Le Parole Come Finestre</title>
		<link>https://www.centromep.it/rubrica-per-genitori-7-le-parole-come-finestre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 10:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://mep.oniroagency.com/?p=614</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Allora, quando parli, dovresti dire ciò che intendi dire” , soggiunse il Leprotto Marzolino”.“Certo” replicò prontamente Alice; perlomeno – perlomeno io intendo dire proprio ciò che dico – che è poi la stessa cosa, no?”. “No che non è la stessa cosa!” esclamò il Cappellaio. A questa stregua, potresti sostenere che “Vedo ciò che mangio” &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Allora, quando parli, dovresti dire ciò che intendi dire” , soggiunse il Leprotto Marzolino”.<br>“Certo” replicò prontamente Alice; perlomeno – perlomeno io intendo dire proprio ciò che dico – che è poi la stessa cosa, no?”. “No che non è la stessa cosa!” esclamò il Cappellaio. A questa stregua, potresti sostenere che “Vedo ciò che mangio” sia la stessa cosa di “Mangio ciò che vedo!””.<br>“A questa stregua aggiunse il Leprotto Marzolino, potresti sostenere che “Mi piace quello che prendo” sia la stessa cosa di “Prendo quello che mi piace!””.</em></p>
</blockquote>



<p>Non è sempre facile dire chiaramente ciò che si intende, il timore o la paura delle conseguenze crea spesso una barriera di separazione. Questo vale da entrambe le parti. Ma può capitare di accorgerci che per i nostri figli non è sempre facile esprimere le proprie sensazioni o non riescono a farlo del tutto. Proviamo a dirigere lo sguardo su di noi per capire se c’è qualcosa che accade nella relazione e che non facilita questa apertura. Potremmo osservare se:<br>la nostra prima risposta a volte non è la presenza (che crea sintonizzazione) ma sembra arrivare da un distributore di consigli e soluzioni.<br>le nostre spiegazioni o i tentativi di persuasione rischiano di diventare per i figli onde di parole che impediscono il processo di decisione e di azione.<br>percepiamo le parole dei figli come provocazioni che innescano una reazione forte e immediata come se fossimo intrappolati nella sensazione di non avere altra scelta che alzare un muro e che qualsiasi altra reazione vorrebbe dire “perdere una battaglia”.</p>



<p>Se provassimo ad allenarci a leggere le parole di un figlio come un semplice tentativo da parte sua di “affacciarsi alla finestra”, cosa succederebbe dentro di noi e a quella tensione?<br>Anche noi abbiamo la possibilità di poterci semplicemente “affacciare ” come prima o unica risposta al richiamo dei figli ovvero osservare e non dedurre, come per dire: “eccomi, parlami pure, posso ascoltarti da qui o mi stai chiedendo di più?”<br>Il nostro ruolo di genitori può rimandare la convinzione di dover “aggiustare” ciò che si presenta davanti per far star meglio i nostri figli, quando magari ci chiedono solo di essere autentici con quello che proviamo di fronte alle loro parole, anche se si trattasse di semplice allarme.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Mi sento così condannata dalle tue parole, mi sento giudicata e allontanata,<br>prima ancora di aver capito bene. Era questo che intendevi dire?<br>Prima che io mi alzi in mia difesa, prima che parli con dolore o paura,<br>prima che costruisca un muro di parole, dimmi, ho davvero compreso bene?<br>Le parole sono finestre, oppure muri, ci imprigionano o ci danno la libertà.<br>Quando parlo e quando ascolto, possa la luce dell’amore splendere attraverso me.<br>Ci sono cose che ho bisogno di dire, cose che per me significano tanto,<br>se le mie parole non servono a chiarirle, mi aiuterai a liberarmi?<br>Se sembra che io ti abbia sminuito, se ti è parso che non mi importasse,<br>prova ad ascoltare, oltre le mie parole, i sentimenti che condividiamo.”</em></p>



<p class="has-text-align-right"><em>Ruth Bebermeyer</em></p>
</blockquote>



<p><strong>INTENZIONE</strong>: le onde della verbosità o la trappola della reazione</p>



<p>oggi posso provare a notare se mi sento in modalità di chiacchiere o tendo a fare la predica o a dare troppe spiegazioni e decidere di provare a non farlo per un giorno<br>Posso provare a notare quante volte uso le parole sempre, mai, ogni volta, spesso, raramente e notare se le usiamo per valutare o osservare?</p>



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			</item>
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		<title>Rubrica per Genitori 6 – Da dove vieni e dove vai</title>
		<link>https://www.centromep.it/rubrica-per-genitori-6-da-dove-vieni-e-dove-vai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 10:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vorresti dirmi di grazia quale strada prendere per uscire di qui?” “Dipende soprattutto da dove vuoi andare” disse il Gatto. “Non m’importa molto…” disse Alice. “Allora non importa che strada prendi” disse il Gatto. “…purché arrivi in qualche posto” aggiunse Alice a mo’ di spiegazione. “Ah, per questo stai pur tranquilla” disse il Gatto, “basta &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Vorresti dirmi di grazia quale strada prendere per uscire di qui?”</em></p>



<p><em>“Dipende soprattutto da dove vuoi andare” disse il Gatto.</em></p>



<p><em>“Non m’importa molto…” disse Alice.</em></p>



<p><em>“Allora non importa che strada prendi” disse il Gatto.</em></p>



<p><em>“…purché arrivi in qualche posto” aggiunse Alice a mo’ di spiegazione.</em></p>



<p><em>“Ah, per questo stai pur tranquilla” disse il Gatto, “basta che non ti fermi prima.”</em></p>



<p>Spesso la domanda che ci facciamo più di tutte davanti ai nostri figli nei momenti di crisi è “cosa devo fare con lui?”. Pensiamo ai comportamenti o alle frasi da dire, studiamo libri sulla genitorialitá che ci consentano di mettere qualcosa nel cassetto del “cosa fare” e quali medicine per colmare ogni ferita o turbamento emotivo. E se quel cassetto fosse vuoto o avesse consigli che vanno in troppe direzioni diverse? Ci sentiremmo proprio come Alice con la sua domanda: “quale strada prendere per uscire di qui?”&nbsp;</p>



<p>Ma da dove vogliamo uscire? Dall’allarme che si attiva di fronte all’incertezza o dalla paura di sbagliare o di non avere il controllo come genitore?&nbsp;</p>



<p>Il Gatto è lì pronto ad aiutarci ad allargare lo sguardo:&nbsp;<em>dipende soprattutto da dove vuoi andare</em></p>



<p>Forse ci sta chiedendo di aprire prima un altro cassetto, che non è sul fare ma sul<strong>&nbsp;tipo di genitore che vorrei essere in questo momento per mio figlio.</strong></p>



<p>1) Non ho una direzione – Non m’importa molto.&nbsp;</p>



<p>Se non ho una direzione come genitore mi posso far trascinare dagli eventi e dall’emotività mia e di mio figlio in modo passivo subendo la “vita da genitore” rimanendo in allerta di fronte alle emergenze, cercando solo di resistere alla fatica col rischio di sentirmi spento, invece che vivere e godere della bellezza di questo misterioso viaggio. Allora che importa quale strada scelgo, in qualche posto arriverò, basta che non mi fermi prima e mio figlio in qualche modo crescerà, basta non lamentarsi se il posto dove si è arrivati non ci piace, perché semplicemente non lo abbiamo scelto.&nbsp;</p>



<p>Il gatto non dà soluzioni, non apre cassetti, la sua saggezza aiuta Alice a stare sulla domanda:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dove vorresti andare?&nbsp;</p>
</blockquote>



<p>2) Ho una direzione ma con poca coerenza o costanza.</p>



<p>Quando arriviamo a scegliere una direzione possiamo incontrare degli ostacoli lungo il percorso, rischiando di perderci per strada: in questo momento voglio essere un genitore così, insegnare a mio figlio questo, anche se io non riesco a farlo, ma devo rinunciare a (al controllo su di lui, alla comodità, a lasciare che sia o faccia ciò che non mi piace).</p>



<p><strong>Per seguire una direzione ci vuole coraggio</strong>: il coraggio di rinunciare ad altro, la capacità di capire se abbiamo le energie per intraprendere quel percorso, il coraggio di fermarsi se si è stanchi, di trovare le risorse che danno nutrimento per mantenere costante lo sguardo sulla direzione scelta, il coraggio di perdonarsi quando ci si sente persi e ripartire dalla domanda che ci ha fatto fare quella scelta: dove vorresti andare?</p>



<p>Se i figli ci vedono aprire e riempire solo il cassetto del “fare” loro impareranno che nella vita quello è il cassetto importante. Facilmente loro stessi potranno ritrovarsi più volte come Alice davanti a un bivio pieno di direzioni e cercare la strada da prendere per uscire in fretta da quel momento di confusione e incertezza, magari senza interesse per la destinazione. Aiutiamoli ad avere fiducia nella loro capacità di esplorare e inseguire ciò che per loro ha valore nella vita.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Se fossi in te, non curerei troppo la pianta. Quelle attenzioni premurose potrebbero danneggiarla. Smetti di zappare e lascia riposare il terreno e aspetta che sia secco prima di bagnarlo.&nbsp;<strong>La foglia trova da sola la propria direzione; …dalle la possibilità di cercare il sole per conto suo.</strong>&nbsp;Troppi stimoli e una tenerezza troppo assillante arrestano la crescita. Dobbiamo imparare a lasciare sole le cose che amiamo.</p>



<p>(I wouldn’t coax the plant if i were you. Such watchful nursing may do it harm. Let the soil rest from so much digging. And wait until it’s dry before you water it. The leaf’s inclined to find its own direction; give a chance to seek the sunlight for itself. Much growth is stunted by too careful prodding, too eager tenderness. The things we love we have to learn to leave alone.</p>



<p>Naomi Long Magdet</p>
</blockquote>



<p><strong>INTENZIONE</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>provare a rispondere alla domanda del Gatto: che genitore voglio “provare” a essere in questo periodo, considerando le mie energie e le risorse che ho intorno? (Un genitore coerente, aperto, sorridente, che da fiducia, affettuoso, fermo, presente)</li>



<li>provare a lasciare mio figlio davanti alle proprie domande che non hanno risposta e allenarmi a far sentire solo la mia presenza come se fossi il Gatto.</li>



<li>provare a essere meno premuroso e lasciar riposare il terreno aspettando che sia secco, aiutare mio figlio ad avere la capacità di ascoltare i suoi bisogni perché crescendo possa imparare a chiedere dell’acqua, prima che io intervenga a bagnarlo.&nbsp;</li>
</ul>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-introduzione/"><strong>LEGGI L’INTRODUZIONE ALLA RUBRICA “UN PASSO PER VOLTA” QUI</strong></a></p>



<p><strong><a href="/rubrica-per-genitori-1-in-viaggio/">LEGGI IL PRIMO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-2-come-un-bambino-curioso/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEGGI IL SECONDO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI </strong></a></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-3-sulla-giostra-del-tempo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEGGI IL TERZO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI </strong></a></p>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-4-prendere-le-misure/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LEGGI IL QUARTO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</strong></a></p>



<p><strong><a href="http://rubrica-per-genitori-5-chi-sei-tu">L</a><a href="/rubrica-per-genitori-5-chi-sei-tu">EGGI IL QUINTO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a></strong></p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Questo percorso di lettura del MeP rivolto ai&nbsp;genitori&nbsp;è curato da Stefania Comerci, Socio Fondatore del MeP di Milano.</strong></h5>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rubrica per Genitori 5 – Chi sei tu?</title>
		<link>https://www.centromep.it/rubrica-per-genitori-5-chi-sei-tu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 10:19:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“E chi sei tu? “ disse il Bruco. Come inizio di conversazione non era incoraggiante. Alice rispose, un pò imbarazzata: “ Ehm…veramente non saprei, signore, almeno per ora… cioè, stamattina quando mi sono alzata lo sapevo, ma da allora credo di essere cambiata diverse volte”.“Che vorresti dire? “ disse il Bruco, secco. “ Spiegati meglio! &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“E chi sei tu? “ disse il Bruco. Come inizio di conversazione non era incoraggiante. Alice rispose, un pò imbarazzata: “ Ehm…veramente non saprei, signore, almeno per ora… cioè, stamattina quando mi sono alzata lo sapevo, ma da allora credo di essere cambiata diverse volte”.<br>“Che vorresti dire? “ disse il Bruco, secco. “ Spiegati meglio! “<br>“Temo di non potermi spiegare, signore “ disse Alice, “ perchè non sono io. “<br>“Non capisco “ disse il Bruco.<br>“Temo di non poter essere più chiara di così “ rispose Alice con molto garbo, “perchè purtroppo io sono la prima a non capirci nulla; e poi cambiare dimensioni tante volte in un giorno solo finisce per scombussolarti parecchio”.<br>“Macchè “ disse il Bruco.<br>…</em></p>
</blockquote>



<p>Who are you?<br>Da questa domanda inizia forse la vera avventura di ciascuno di noi. Da genitori cerchiamo di far capire ai figli che all’interno di se stessi ci saranno numerosi cambiamenti ma in realtà loro lo capiscono subito perchè&nbsp;<strong>si confrontano con i nostri cambi di umore, di sguardo o di comportamento da un periodo all’altro, a volte da un giorno all’altro, a volte da un momento all’altro</strong>…e se ogni volta che notano un cambiamento permettessimo loro di farci la domanda “Chi sei tu?”che tipo di informazione avremmo su di noi o su di loro?<br>Quanto tempo passerebbe prima di infastidirci?<br>Cosa ci verrebbe da rispondere?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Veramente non saprei, almeno per ora…Temo di non potermi spiegare, signore…perchè non sono io”<br>“Temo di non poter essere più chiara di così…perchè purtroppo io sono la prima a non capirci nulla…oggi sono scombussolata parecchio”</em></p>
</blockquote>



<p>Nella sua genuinità Alice esprime sempre la sua autenticità, a volte capita di essere alle prese con ciò che fa parte di noi (emozioni, pensieri) ma che non rappresenta chi siamo noi…e se non ci capiamo nulla possiamo dare ugualmente un messaggio ai nostri figli:&nbsp;<strong>non sempre si è consapevoli di ciò che accade dentro e non sempre si ha chiarezza sul mondo interno</strong>.</p>



<p>In questo processo possiamo trovare delle resistenze o nodi in diversi punti:<br>1) comprendere se i figli sentono di avere lo spazio per chiederci “cosa ti sta succedendo? Che cos’hai?” e notare se lo spazio è troppo piccolo o il nostro modo di comunicarlo “puoi chiedere o dire quello che vuoi alla mamma/papà lo sai?” semplicemente a loro non arriva per quanto impegno possiamo metterci.<br>2) Quando arriva la domanda “Che cos’hai?” la nostra reazione si avvicina all’autenticità o c’è un costo che non ci permette di farlo (es. mantenere l’immagine di genitore che ha le risposte, che è sempre adeguato o che sa sempre quale sia la cosa giusta, che non è mai confuso).<br>A volte non è sempre chiaro quale sia questo costo. Possiamo semplicemente allenarci a chiederci con consapevolezza: “cos’è importante per me adesso nel rispondere a mio figlio?” e provare ad accogliere qualunque cosa emerge.</p>



<p>INTENZIONE:&nbsp;<strong>accogliere anche la confusione e l’instabilità mantenendo l’autenticità</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Posso esprimere al momento il “non so cosa fare” o raccontare un momento in cui ho sentito confusione e chiedere a mio figlio se gli accade mai e come lo affronta</li>



<li>Provare a non dare soluzioni (anche se ne abbiamo più di una) quando nostro figlio ci pone davanti un problema e accogliere il suo “non so cosa fare”.</li>



<li>Impegnarmi nel concedere a mio figlio uno spazio in cui potermi dire, quando lo sente, “mamma/papà chi sei tu ora? o “mamma/papà quando fai così non sei tu! “ come occasione per riconoscere quale immagine di noi in questo periodo arriva ai figli?</li>
</ul>



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		<title>Rubrica per Genitori 4 – Prendere le Misure</title>
		<link>https://www.centromep.it/rubrica-per-genitori-4-prendere-le-misure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:48:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Si stava molto meglio a casa”, pensava la povera Alice, “senza crescere e diminuire tutto il tempo, e senza farsi comandare da topi e conigli. Quasi quasi mi pento di essere scesa in quella tana…eppure…eppure…questo tipo di vita è abbastanza curioso, no? Chissà che cosa mi è successo. Quando leggevo le favole credevo che cose &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Si stava molto meglio a casa”, pensava la povera Alice, “senza crescere e diminuire tutto il tempo, e senza farsi comandare da topi e conigli. Quasi quasi mi pento di essere scesa in quella tana…eppure…eppure…questo tipo di vita è abbastanza curioso, no? Chissà che cosa mi è successo. Quando leggevo le favole credevo che cose di quel genere non succedessero mai, ed ecco che mi trovo nel bel mezzo di una fiaba! Dovrebbero scrivere un libro su di me, ecco! E quando sarò grande ne scriverò uno io…ma sono già grande” aggiunse in tono doloroso.</p>
</blockquote>



<p>Che fatica che si fa nel prendere le misure, trovare la giusta dimensione, l’equilibrio, le proporzioni per respirare la vita e continuare a camminare con essa anche quando non ci piace.&nbsp;</p>



<p>Come si fa a essere abbastanza grandi senza diventare ingombranti, giudicanti, autoritari, oppure mantenere la dignità dell’essere ancora piccoli senza lasciarsi schiacciare dal mondo degli adulti. Spesso i nostri figli si ritroveranno in questo momento di transizione e per noi genitori è un’occasione preziosa perchè anche noi siamo chiamati a “prendere le giuste misure” nella relazione con loro. Non è facile comprendere quando avvicinarsi rispettando i loro spazi, quando fare un passo indietro senza essere troppo distanti e quando lasciare che si possano muovere da soli tollerando la loro instabilità, accogliendoli quando sono loro a non tollerarla. Come in una danza quello che possiamo fare è allenarci per trovare la sintonia di un passo a due.&nbsp;</p>



<p>Se mi fermo ad ascoltare la melodia che in questo momento risuona tra me e mio figlio…su quali note muoviamo i nostri passi in questo momento? Sono note consonanti o dissonanti, sento un ritmo di fiducia o sfiducia, di complicità o di sfida, di chiusura o di apertura, di incontro o di rincorsa…</p>



<p>A volte si ha l’impressione che siano loro a non aver fiducia, che non ascoltino, che siano chiusi nelle loro intense emozioni, nei loro pensieri…riesco in quei casi a stare lo stesso in ascolto?&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>È il&nbsp;<strong>nonostante ciò&nbsp;</strong>che apre di più alla fiducia.</p>
</blockquote>



<p><strong>Nonostante&nbsp;</strong>la sua o la mia fatica, nonostante non sia o non faccia la cosa ideale, più logica, migliore…nonostante sia diverso da me o senta o la pensi in modo diverso da me…<strong>quale rete sono disposto in questo momento a gettare verso mio figlio</strong>&nbsp;<strong>e a quale rete mio figlio può essere disposto ad aggrapparsi?</strong>&nbsp;</p>



<p>La sfiducia ci fa rinunciare pensando che non siamo adatti o che i figli siano refrattari agli stimoli che offriamo loro.</p>



<p>La fiducia e la curiosità alimenta la tenacia nel continuare ad “<strong>ascoltare nonostante…”</strong>&nbsp;&nbsp;a provare e riprovare a danzare insieme. Proviamo a farci invadere dalla tenacia di Alice e stare nel flusso della vita:</p>



<p><em>Quasi quasi mi pento di essere scesa in quella tana…eppure…eppure…questo tipo di vita è abbastanza curioso, no?</em></p>



<p>Intenzione:&nbsp;<strong>&nbsp;Provo ad allenare la mia danza</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Provo a dare fiducia a mio figlio e decido di fargli fare un passo da solista accettando la sua instabilità (&nbsp;<em>“ti va di provare a fare questa cosa da solo? Io sono qui ma ho fiducia che tu possa provare”</em>)</li>



<li>Provo a dare fiducia a mio figlio e decido di fare un passo indietro (<em>“come o dove preferisci che stia la mamma o il papà mentre tu…?”)</em></li>



<li>Provo a predispormi in una danza a due dove nessuno guida ma si è presenti entrambi (<em>“ti va di fare…con me? Come possiamo metterci d’accordo?”)</em></li>
</ul>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-introduzione/"><strong>LEGGI L’INTRODUZIONE ALLA RUBRICA “UN PASSO PER VOLTA” QUI</strong></a></p>



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		<title>Rubrica per Genitori 3 – Sulla Giostra del Tempo</title>
		<link>https://www.centromep.it/rubrica-per-genitori-3-sulla-giostra-del-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:41:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alice non si era fatta alcun male, e in un attimo fu in piedi; guardò in alto, ma sopra era tutto buio; davanti aveva un altro lungo cunicolo, in fondo al quale era ancora visibile il Coniglio Bianco che correva. Non c’era un momento da perdere; Alice partí come il vento, e fece appena in &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Alice non si era fatta alcun male, e in un attimo fu in piedi; guardò in alto, ma sopra era tutto buio; davanti aveva un altro lungo cunicolo, in fondo al quale era ancora visibile il Coniglio Bianco che correva. Non c’era un momento da perdere; Alice partí come il vento, e fece appena in tempo a sentirgli dire, mentre svoltava un angolo: “Oh, orecchi miei, baffi miei, com’è tardi!”</em></p>
</blockquote>



<p>Sbrigati, non ho tempo!</p>



<p>Spesso siamo affaticati, a volte prostrati dal tempo, a volte angosciati dalla sua mancanza. E questo affanno può arrivare a toccare tutto ciò che facciamo, tutte le persone con cui parliamo, compresi i nostri figli. A volte sappiamo già cosa l’altro ci vuole dire e facciamo fatica ad ascoltarlo, abbiamo la sensazione di perdere tempo, perchè sappiamo già dove vuole arrivare “ti sto ascoltando anche se mi vedi fare altro”…”dimmi pure, intanto camminiamo…intanto cucino…intanto…”</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Ma davvero il tempo guadagnato è orientato al benessere?</em></p>
</blockquote>



<p>Forse è un altro l’orologio che possiamo mettere al polso, oppure aggiungerlo a quello che già abbiamo, un orologio che abbia il potere di misurare il tempo della gioia e del dolore. Ogni secondo guadagnato su quest’ultimo è quello che dura di più, perchè è il tempo della vita, il tempo che non dirige i nostri passi, ma cammina con noi e portarlo al polso, osservarlo, è un atto di coraggio. Siamo stati creati nel tempo per viaggiare insieme alla vita, non per rincorrerla.</p>



<p>Un giorno una mamma interrompe il gioco che stava facendo col piccolo di 3 anni e dice “aspetta un attimo, devo fare una cosa al cellulare e arrivo”; dopo qualche minuto il bambino inizia a richiamarla “mamma vieni, gioca con me!”, ma non riceve che un “aspetta, arrivo tra un minuto”. Dopo un pò il bambino si alza per andare dalla madre e tirandola dalla maglietta le dice “mamma, vieni…ti stai perdendo tutto!”</p>



<p>Jon Kabat- Zinn, ideatore del Programma MBSR – Mindfulness Based Stress Reduction, insegna che i nostri figli hanno bisogno di tempo solo per vivere e l’unico momento che abbiamo per essere vivi è “adesso”. Se non lo facciamo, perdiamo tutto, tutto ciò che quel momento di vita insieme a loro può offrirci.<br>Ciò che noi facciamo con i figli loro lo fanno con se stessi.</p>



<p>INTENZIONE:&nbsp;<strong>Provo a usare l’orologio della vita con mio figlio</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Programmo un momento della giornata (almeno 20 minuti) da passare con mio figlio senza dispositivi che catturino la mia attenzione (cellulare, tablet, orologio).</li>



<li>Programmo un momento della giornata (durata minima 6 secondi) in cui provo a stabilire un contatto visivo con mio figlio (es. la mattina quando lo saluto, a tavola, la sera prima di andare a dormire…) semplicemente chiedendogli di poterlo guardare negli occhi in silenzio.</li>



<li>Programmo un momento o una serata con mio figlio in cui sedermi accanto a lui e regalargli la mia presenza, anche silenziosa.</li>
</ul>



<p><a href="/rubrica-per-genitori-introduzione/"><strong>LEGGI L’INTRODUZIONE ALLA RUBRICA “UN PASSO PER VOLTA” QUI</strong></a></p>



<p><strong><a href="/rubrica-per-genitori-1-in-viaggio/">LEGGI IL PRIMO CAPITOLO DELLA RUBRICA QUI</a> </strong></p>



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